La guerra più antica (e inutile) della batteria moderna

Ci sono discussioni che non moriranno mai:
Beatles o Stones, birra artigianale o industriale, carbonara con o senza panna (spoiler: senza, sempre).
Nel nostro mondo invece c’è una domanda che accende più flame di un gruppo WhatsApp di batteristi alle 3 di notte:
È meglio il doppio pedale… o un solo kick e due palle quadrate?
Tradizione vs innovazione.
Disciplina vs forza bruta.
Calligrafia vs mitragliatrice.
E come tutte le guerre di religione, alla fine vincono sempre gli integralisti da entrambe le parti che non hanno mai suonato davvero né l’una né l’altra cosa bene.
La cassa singola: il monaco Shaolin della batteria
Un solo pedale è un insegnante crudele e meraviglioso.
Non ti perdona niente.
Vuoi 16esimi puliti a 100 bpm? Devi guadagnarteli colpo su colpo.
Vuoi un ghost note che si senta in ultima fila? Devi respirare con la caviglia.
Vuoi dinamica vera? Devi diventare un chirurgo del tallone-punta.
La cassa singola ti costringe a pensare ogni colpo.
Non puoi mitragliare per coprire i buchi.
Devi costruire frasi. Devi fare musica.
Chi suona bene la singola ha un groove che canta. Punto.
Ascolta:
Purdie, Gadd, Vinnie, Porcaro, Bonham (sì, quasi sempre singola), Stanton Moore, Questlove.
Non c’è doppio pedale che tenga: il loro kick è una voce, non un effetto speciale.
Il doppio pedale: il superpotere che può fotterti il groove
Poi arriva il doppio pedale e all’improvviso ti senti Thor.
16esimi a 200 bpm? Sì.
32esimi puliti? Fattibile.
Blast beat? Vai.
Ma il doppio pedale ha un problema enorme:
ti fa sembrare più bravo di quello che sei.
È il filtro “Valencia” del batterista.
Copre i difetti.
Appiattisce la dinamica.
Illude il cervello.
E il 90% di chi lo usa live lo usa male:
troppo forte, troppo costante, troppo “guardate mamma, senza mani”.
Risultato?
Groove piatto.
Mix che si impastano.
Bassisti incazzati neri.
Pubblico che dopo 30 secondi dice: “Ok bello. E mo’?”
I grandi del doppio (Lombardo, Hoglan, Jordison, Haake, Duplantier, Kollias) hanno una cosa in comune:
prima di diventare mostri del doppio, erano già assassini con la singola.
La verità imbarazzante che nessuno vuole ammettere
Il mercato del lavoro premia chi suona bene la singola.
Fine.
Il 99% degli ingaggi reali — pop, funk, rock classico, session, tv, musical, matrimoni da 3000€, crociere, tribute — richiede:
• groove solido
• dinamica
• precisione sul singolo colpo
• capacità di servire la canzone
Il doppio ti serve davvero solo in metal estremo, djent, deathcore, mathcore o prog modernissimo.
In tutti gli altri contesti è un accessorio scenico (a volte pure ridicolo).
Il batterista completo non sceglie: domina entrambi
Il musicista serio lavora così:
Fase 1 — Diventa un ninja della singola
Controllo, foot-technique, dinamica, stabilità imbarazzante.
Fase 2 — Poi aggiungi il doppio
E scopri che il 70% della tecnica ce l’avevi già.
Fase 3 — Impara a passare dall’uno all’altro senza far sentire il cambio marcia
Senti i Tool, i Gojira, i Meshuggah.
Il doppio lo usano solo quando serve davvero.
Conclusione pratica (da tatuarti sul polpaccio)
• Se il tuo singolo pedale fa schifo → togli il doppio e vergognati per 12 mesi.
• Se la tua singola è una lama → aggiungi il doppio e diventa un dio bivalente.
• Se usi il doppio per nascondere i buchi → sei un poser (e prima o poi ti sgamano).
• Se domini entrambi → sei un musicista, non un “doppio-pedalista”.
Il pubblico?
Non gli importa quanti pedali hai.
Gli importa quanto gli fai muovere il culo e battere il cuore.
Ed è questo che fa la differenza.
M° Leonardo D’ Angelo

Lascia un commento