Non è la batteria a suonare, sei tu!

4–7 minuti

lettura

gesto, intenzione, dinamica: la dinamica è come respirare senza la musica muore

prima di cominciare: in fondo all’articolo trovi un link a una playlist con alcuni dei più grandi batteristi di sempre. ascoltali mentre leggi o dopo, ma ascoltali. sentirai in loro tutto ciò di cui stiamo per parlare: controllo, respiro, gesto, dinamica.

La dinamica è il linguaggio emotivo del batterista. Non è un concetto astratto da manuale di teoria, è una realtà concreta, viva, fisica. È la voce vera di chi siede dietro le pelli. Quando parliamo di musicalità alla batteria, molti si fermano ai pattern, agli stili, alle figure ritmiche, agli incastri tra gli arti, alle poliritmie, alle frasi complesse. Tutte cose fondamentali, certo, ma prive di anima se non c’è una reale attenzione alla dinamica. Perché vedi, noi batteristi non abbiamo le note. Non possiamo intonare un tema, non abbiamo scale, accordi, modulazioni armoniche. Ma abbiamo qualcosa di ancora più immediato: la possibilità di scolpire il suono nello spazio e nel tempo grazie all’intensità del colpo, alla sua natura, alla sua traiettoria, al suo respiro.

Una nota suonata con forza o suonata con dolcezza cambia completamente significato, proprio come una parola detta sottovoce non ha lo stesso peso di una gridata. Questo vale per tutti gli strumenti, ma sulla batteria è ancora più netto, più evidente. Ogni nostro colpo è una scelta. Ogni gesto è un messaggio. E la cosa straordinaria è che, proprio perché non abbiamo note, possiamo concentrarci ancora di più sulla qualità del suono. Possiamo imparare ad accarezzare un rullante o a colpirlo con violenza calcolata, possiamo lasciare vibrare il piatto o spegnerlo con una mano subito dopo l’attacco. Possiamo dare voce a emozioni che vanno oltre la struttura della canzone: tensione, sollievo, nervosismo, malinconia, rabbia. Tutto attraverso il controllo del gesto e della dinamica.

Ecco, il gesto. Fermiamoci un attimo qui, perché il gesto viene sempre sottovalutato, soprattutto all’inizio. Ci si concentra sul risultato – il colpo – ma non sulla sua origine – il movimento. Invece, il gesto è suono. Non è una metafora, è una verità fisica. Il modo in cui ti muovi determina il tipo di suono che produci. Se sei rigido, il tuo suono sarà rigido. Se sei fluido, il tuo suono sarà pieno, morbido, proiettato. Il corpo intero partecipa alla produzione del suono, non solo il polso o le dita. La bacchetta è un’estensione del braccio, che è un’estensione del busto, che è un’estensione del tuo respiro. Quando il gesto è consapevole, nasce la musicalità.

Ma purtroppo molti allievi saltano questa fase. O peggio, la disprezzano. Vedono online batteristi che suonano a velocità supersoniche, che riempiono ogni spazio con una valanga di colpi, e pensano che sia quello il punto di partenza. Invece è il punto d’arrivo. È il risultato di anni di controllo, di ascolto, di esercizio sul gesto e sul suono. È il frutto di una ricerca interiore prima ancora che tecnica. Non si può inseguire la velocità senza prima avere dominio del corpo. E non si può pretendere di comunicare qualcosa se non si è padroni della dinamica. Senza dinamica tutto suona piatto, come un discorso monotono, privo di punteggiatura, sempre uguale. Non importa quante parole conosci: se non le usi con espressività, non colpirai mai chi ti ascolta.

Pensate a Steve Gadd, a Jeff Porcaro, a Jim Keltner, a Brian Blade, a Jojo Mayer, a Vinnie Colaiuta, a Dave Weckl… non sono famosi per la velocità, anche se ce l’hanno. Sono famosi per come suonano ogni singola nota. Per la sensibilità con cui mettono un colpo sul charleston. Per le ghost notes che sembrano sussurri, ma che reggono l’intera architettura del groove. Per quella capacità quasi magica di far respirare un ritmo, come se avesse vita propria. E tutto questo nasce dal gesto e dalla dinamica.

Ma attenzione: la dinamica non è solo “forte” o “piano”. È anche come accenti e silenzi si alternano. Come un colpo debole può precedere un accento e renderlo più potente. Come la variazione del tocco può creare profondità, tridimensionalità, tensione. È come in pittura: il chiaroscuro non è solo luce e ombra, ma è anche tutto quello che ci sta nel mezzo. È lì che si gioca l’arte. E per svilupparla, bisogna ascoltare tanto, ascoltare bene, ascoltare diversamente. Non solo la musica che ci piace. Ma anche – e forse soprattutto – quella che ci spiazza, che ci mette in discussione, che non capiamo subito. Perché ogni genere musicale ci offre sfumature che possono arricchirci.

Il jazz ti insegna a controllare il volume e ad ascoltare gli altri. Il funk ti insegna il peso dell’accento. Il rock ti dà forza e impatto. Il pop ti insegna a suonare meno e a dare valore al silenzio. La musica classica ti insegna il respiro. L’afrobeat l’ipnosi. Il flamenco il fuoco. Il reggae l’elasticità. E ogni volta che entri in un linguaggio nuovo, il tuo vocabolario ritmico cresce. Il tuo gesto si raffina. La tua musicalità si espande.

Ecco perché dico sempre ai miei allievi: prendete un groove semplice. Una base. Anche quattro colpi in croce. Ma lavorateci sopra. Suonatelo tutto in pianissimo. Poi in fortissimo. Poi accentate solo il secondo colpo. Poi solo il quarto. Poi inserite note fantasma. Poi toglietele. Poi provate a cambiare il gesto senza cambiare la figura. Poi registratevi. Poi riascoltatevi. Fatelo cento volte, mille volte. Perché solo così imparerete a sentire la differenza. E la differenza, credetemi, si sente eccome. Un batterista dinamico si riconosce subito. Anche se suona solo un groove elementare. Lo riconosci dal suono. Dal respiro. Dalla presenza.

E quindi non abbiate fretta. Non abbiate paura di suonare piano. Non abbiate paura di semplificare. Siate ossessionati dal gesto, dal tocco, dal suono. La potenza vera non è nel volume, ma nel controllo. E la musica non è fatta per impressionare, ma per emozionare.

È lì che si gioca tutto.
Nel gesto.
Nel suono.
Nel silenzio.
Nella scelta.

Sempre.

E se vuoi sentire cosa significa davvero suonare con intenzione, non fermarti qui.
Ascolta i maestri.
Ascolta il respiro dietro ogni colpo, la voce che nasce dal tocco, la dinamica che costruisce la musica.

👉 ascolta la playlist dei grandi batteristi

M° Leonardo D’Angelo