Monitoraggio In-Ear: Chiave per Performance Musicali di Successo

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Ieri ho suonato in un locale dove, purtroppo, l’aspetto tecnico del monitoraggio sul palco, attraverso gli in-ear, è stato decisamente insoddisfacente. Piuttosto che focalizzarmi sulla critica nei confronti del fonico, voglio riflettere sull’importanza che la qualità del monitoraggio riveste per un musicista e, in generale, per chiunque lavori nel settore della musica dal vivo. Quella che potrebbe sembrare una questione puramente tecnica, in realtà è uno degli aspetti fondamentali per garantire una performance musicale di qualità.

Siamo abituati a pensare alla performance musicale come a un momento di espressione, emozione e connessione con il pubblico, ma spesso trascuriamo gli aspetti tecnici che sono altrettanto importanti per rendere quella performance veramente efficace. Uno degli aspetti che troppo spesso viene dato per scontato è la qualità del monitoraggio sul palco.

Quando si suona con in-ear monitors (IEM), la qualità del ritorno audio può fare la differenza tra un’esecuzione impeccabile e una performance che fatica a mantenere la giusta concentrazione. È un dato di fatto che, quando il monitoraggio è scarso o non bilanciato, non solo il suono perde precisione, ma la stessa performance musicale rischia di subire delle alterazioni. Ogni musicista ha esigenze diverse: c’è chi ha bisogno di sentire chiaramente la propria voce, chi la batteria o il basso, chi la chitarra. L’equilibrio perfetto tra questi elementi è fondamentale per mantenere la concentrazione e ottenere un risultato ottimale.

Ieri, ad esempio, l’equilibrio tra i suoni che arrivavano dagli altri musicisti, la mia batteria e gli altri elementi sonori era lontano da quello che ci si aspetterebbe in una situazione professionale. Il suono della band nei miei monitor, che doveva essere ben definito, era inesistente, e l’intero mix risultava poco chiaro. Questo ha avuto un impatto diretto sulla mia capacità di concentrazione e sul mio approccio alla performance, portandomi a concentrarmi più sul cercare di capire cosa stavo ascoltando che sull’esecuzione stessa. La mia performance ne ha risentito, così come quella del resto del gruppo.

Non voglio dire che un errore nel suonare possa essere giustificato dal monitoraggio pessimo. Tuttavia, quando il suono che ricevi è di qualità scadente, la capacità di concentrarsi e di esprimere al meglio la propria musica viene inevitabilmente messa alla prova. Come si fa a concentrarsi sul ritmo, sulla melodia o sull’improvvisazione se non riesci nemmeno a sentire correttamente quello che stai suonando o cantando?

Un caso noto di difficoltà derivante da un monitoraggio non perfetto è stato raccontato da John Mayer, il famoso chitarrista e cantautore. Durante uno dei suoi tour, Mayer ha parlato più volte dell’importanza della qualità del monitoraggio in-ear, raccontando di come, in alcune occasioni, l’inadeguatezza del ritorno audio avesse influito negativamente sulla sua performance, anche in situazioni che apparentemente sembravano perfette dal punto di vista tecnico. In un’intervista, ha affermato:

“Quando il monitoraggio non è giusto, è come se ti mettessero una benda sugli occhi. Non sai più cosa stai facendo, tutto diventa più difficile. La fiducia in ciò che fai si dissolve”.

Questa riflessione rispecchia perfettamente l’esperienza di ogni musicista che ha suonato in un contesto dove il monitoraggio non è stato adeguato: la percezione di essere “ciechi” e “sordi” sul palco, pur essendo completamente lucidi e pronti ad esibirsi.

E non è solo Mayer a parlare di questo tema. Stevie Nicks, la leggendaria cantante dei Fleetwood Mac, ha più volte sottolineato quanto il monitoraggio in-ear sia essenziale per le performance vocali. Durante il suo tour, ha dichiarato:

“Se non riesco a sentire bene la mia voce attraverso le cuffie, è come se stessi cantando senza avere il controllo di ciò che sto facendo. Non posso permettermi di fare quel tipo di performance. Il monitoraggio è la chiave per dare il massimo.”

Per Nicks, un buon monitoraggio in-ear non è solo una questione tecnica, ma una vera e propria ancoraggio psicologico che le permette di sentirsi sicura e di esprimere se stessa nel modo migliore possibile.

In effetti, se ci pensiamo, molti degli errori che si vedono durante i concerti dal vivo non sono solo dovuti alla mancanza di competenza musicale, ma a una cattiva gestione del monitoraggio. Quando un musicista non sente chiaramente gli altri membri del gruppo o non ha il giusto mix della propria parte, è inevitabile che la sua performance venga compromessa. La stessa Tina Turner parlava della difficoltà di rimanere concentrata quando il monitoraggio non è all’altezza, e affermava che:

“Non è solo la voce che deve essere forte, è tutto ciò che c’è dietro che deve essere perfetto. Non posso cantare bene se non sento bene la musica che mi circonda.”

Queste riflessioni non sono soltanto parole di celebrità, ma dovrebbero essere un campanello d’allarme per i giovani musicisti, i fonici e chiunque si occupi della parte tecnica di un concerto. La qualità del monitoraggio non è un lusso, ma una necessità che può fare la differenza tra una performance di alto livello e una che, purtroppo, non raggiunge il suo potenziale. Non è solo una questione di “sentirsi a proprio agio” sul palco, ma di garantire che il musicista possa esprimere la propria arte nel modo più autentico possibile.

Investire tempo nella programmazione del monitoraggio sul palco non è solo una questione di convenienza, ma di necessità. Un buon fonico dovrebbe sempre garantire un ritorno audio che permetta ai musicisti di sentirsi sicuri e concentrati sul proprio lavoro, senza doversi preoccupare di fattori esterni. Se un musicista non è in grado di sentire correttamente ciò che sta suonando o cantando, come può aspettarsi di dare il meglio di sé? Questo è il motivo per cui ogni fonico deve considerare la qualità del monitoraggio come una delle priorità assolute.

D’altro canto, i musicisti stessi devono essere consapevoli del fatto che non possono, e non devono, accontentarsi di un monitoraggio “sufficiente”. In alcune situazioni, è necessario “pretendere” un livello almeno dignitoso del ritorno, per garantire che la performance possa essere eseguita nel modo migliore possibile. Un buon monitoraggio non è solo un servizio che il fonico offre: è un aspetto fondamentale della performance, un alleato che permette di lavorare insieme come una vera e propria squadra.

In sintesi, un buon monitoraggio sul palco è uno degli elementi essenziali per una performance musicale di qualità. La prossima volta che ci si trova in una situazione simile, piuttosto che rimanere in silenzio o accettare un suono confuso e impreciso, è fondamentale che tutti, dai fonici ai musicisti, si impegnino per garantire che ogni aspetto tecnico sia in linea con l’alto livello di performance che ci si aspetta dal vivo. La musica è un lavoro di squadra, e la qualità del monitoraggio sul palco è uno degli ingredienti che non possono mancare.

Leonardo D’Angelo