
Ciao ragazzi, sono Leonardo D’Angelo e voglio parlarvi di una cosa molto interessante: il ritmo e come noi, esseri umani, lo percepiamo. Quindi, che cos’è il ritmo? È come sentiamo gli eventi che succedono nel tempo, come la musica o i suoni intorno a noi.
Ad esempio, quando ascoltiamo una canzone, ci rendiamo conto che alcuni suoni sono veloci e altri più lenti. Questa differenza di velocità crea una sorta di “ritmo” che il nostro cervello percepisce. Anche quando qualcuno batte le mani sul tavolo in modo regolare, dopo un po’ iniziamo a sentire i battiti raggruppati in gruppi di due, tre o quattro.
La cosa incredibile è che fin da quando siamo neonati, il nostro cervello inizia a capire il ritmo. A soli due mesi di vita, un neonato può notare piccoli cambiamenti nella velocità dei suoni che sente. Eventi lenti, come il suono delle campane che battono le ore, sembrano separati. Eventi veloci, come un suono grave o una vibrazione, vengono invece raggruppati insieme.
Ogni bambino ha i suoi movimenti ritmici caratteristici. Pensate alla suzione di un neonato, che ha una cadenza tra i 600 e i 1.200 millisecondi. Verso i sei mesi, inizia a dondolare il busto quando è seduto. Poi, intorno ai sette mesi, inizia a fare i primi suoni propriamente linguistici, chiamati lallazione.
Ma non è solo una questione di movimenti spontanei. Già da un anno di età, un bambino può dondolarsi al ritmo della musica. Dai tre anni in poi, può sincronizzare il movimento delle mani con la musica. Questo può sembrare facile, ma richiede una grande abilità cognitiva. I musicisti, ad esempio, possono essere molto precisi nel mantenere il tempo.
C’è anche qualcosa chiamato “ritmizzazione soggettiva”, che significa che suoni identici, se ripetuti a intervalli regolari, vengono percepiti come gruppi. Provate a chiedere a un amico di battere le mani sul tavolo senza accenti, e vedrete che dopo un po’ inizierete a sentire i battiti raggruppati.
Infine, il nostro cervello ha la capacità di mettere insieme diversi eventi in gruppi, chiamati “chunks”. Questo ci aiuta a ricordare meglio le cose. Ad esempio, se canticchiamo una breve melodia, non ricordiamo necessariamente quante note ci sono, ma il nostro cervello le raggruppa insieme.
Quindi, ragazzi, il ritmo è una cosa sorprendente che il nostro cervello fa in modo naturale, e ci aiuta a capire e apprezzare la musica e i suoni intorno a noi. Spero che questa spiegazione vi abbia reso tutto più chiaro!

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