
La sincronizzazione ritmica è una delle manifestazioni più evidenti e comuni dell’esperienza ritmica, che si verifica quando ci si relaziona con una fonte sonora esterna o una rappresentazione interiorizzata, producendo sequenze periodiche di movimenti con il corpo o parti di esso, spesso accompagnati da suoni. I movimenti sincronizzati possono coinvolgere il piede, il tronco, le braccia, la testa, o l’intero corpo. Secondo gli studiosi, questa sincronizzazione non è una semplice imitazione dello stimolo esterno, ma una complessa organizzazione in cui il corpo-risposta e il suono-stimolo si influenzano reciprocamente come due sistemi oscillanti in fase. I segnali sensoriali del corpo in movimento consentono di confrontare i segmenti temporali sonori e motori, rendendoli coincidenti.
Già Seashore nel 1927 suggeriva che la sincronizzazione comportasse una ricostituzione dello stimolo attraverso la stimolazione sensoriale. Egli distingue due livelli di risposte motorie: la muscolatura semi-volontaria e volontaria (respirazione, vocalizzazione) e le risposte ritmiche dirette, implicite o esplicite, entrambe connesse a una memoria ritmica cinestetica e meccanismi di coordinazione motoria. I riferimenti cinestetici, infatti, hanno una funzione regolatrice cruciale nella sincronizzazione e, in caso di conflitto, si tende a fare affidamento su di essi piuttosto che su quelli sonori. Non è il punto finale del gesto a fungere da riferimento, ma l’indizio precedente, come la frenata del movimento prima dell’inversione.
La sincronizzazione si basa su un sistema di anticipazione che prevede il momento in cui si produrrà il suono, autoregolandosi attraverso la coordinazione dei cicli motori. Ogni azione motoria deriva dall’interazione di coppie muscolari agonista-antagonista, alternando fasi di contrazione e rilassamento, come evidenziato da alcuni studi. Esperimenti dimostrano che le modificazioni temporali si verificano solo durante la fase di preparazione del gesto, confermando l’importanza della fase di sollevamento o “levare”, sottolineando il legame tra movimento, esperienza ritmica e coordinazione neuromotoria.
La sincronizzazione è inscritta nelle capacità umane sin dalla nascita e si manifesta spontaneamente, alimentata da esperienze ritmiche prenatali e dalle prime forme di regolazione temporale del comportamento. Studi dimostrano che i neonati possono adattare l’organizzazione temporale delle loro azioni ritmiche periodiche e che le stereotipie ritmiche spontanee gettano le basi per le future coordinazioni motorie. Un esempio è il movimento delle gambe a “bicicletta”, che appare intorno ai sei mesi e mostra un’organizzazione temporale simile a quella del camminare. Il ritmo del neonato rallenta quando viene prolungata la pausa, riflettendo l’adattamento della velocità del passo.
I movimenti periodici non correlati a stimoli esterni, come i dondolamenti, possono manifestarsi in assenza di stimoli, in situazioni di difficoltà, privazione di relazioni o condizioni costrittive, e hanno una funzione di regolazione delle tensioni muscolari, contribuendo alla familiarizzazione dei bambini con le sensazioni del proprio corpo. In bambini con difficoltà relazionali o handicap, il dondolamento persiste oltre i cinque anni e può presentarsi anche in età adulta in alcune condizioni patologiche. Esso genera una forma di piacere e attiva i recettori della propriocezione, riconducendo a una funzione consolatoria ed energetica.
Anche l’attività ritmica in generale offre un piacere sensomotorio, basato sul rapporto tra azione e previsione, eccitazione e ordine, spiegando l’effetto rilassante delle ninnenanne e quello estatico dei riti di trance. Il ritmo ha un potere coercitivo che induce il movimento sincronizzato, ma le cause esatte di questo fenomeno non sono del tutto chiare. L’efficacia della sincronizzazione dipende dalla ciclicità e ripetitività della struttura metrica, e l’attività motoria indotta tende a intensificarsi nel tempo, arricchendosi grazie al rinforzo motorio ottenuto dalla coincidenza tra stimoli uditivi e motori.
Fin dai primi mesi, i bambini mostrano capacità di sincronizzazione multisensoriale. A quattro mesi, sono in grado di riconoscere quando gli stimoli visivi e uditivi sono sincronizzati, dimostrando una precoce capacità di astrarre e confrontare informazioni temporali tra diverse modalità sensoriali. La comunicazione multimediale è un aspetto fondamentale dell’interazione adulto-neonato, con comportamenti comuni a diverse culture, in cui la voce, i movimenti, e il contatto fisico giocano un ruolo cruciale nel regolare stati di veglia, attenzione e dinamiche affettive.
Il comportamento intuitivo degli adulti, caratterizzato dall’uso di patterns ripetitivi e melodici nelle interazioni con i neonati, contribuisce allo sviluppo delle capacità ritmiche e sincronizzate del bambino, fornendo le basi per la futura coordinazione motoria e vocale. La stretta relazione tra i ritmi quotidiani del genitore e quelli del bambino crea un ambiente stimolante per l’apprendimento ritmico e la percezione del tempo, evidenziando l’importanza del contatto fisico e del ritmo nella crescita e nello sviluppo delle capacità di sincronizzazione.
Leonardo D’Angelo

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