Il musicista troppo tecnico è freddo? Una riflessione sulla tecnica, la musica e l’emozione

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Sul web e nei dibattiti tra musicisti è un tema che spesso emerge: “Il musicista troppo tecnico è freddo”. Un’affermazione che, nel mio ruolo di insegnante e direttore di una scuola di batteria, mi sembra non solo riduttiva ma anche fondamentalmente errata. Quello che a volte si considera come “freddezza” in un musicista tecnico è, in realtà, una visione errata della relazione tra tecnica e emozione.

Spesso, quando si parla di tecnica, si associa automaticamente l’idea di un musicista che non suscita emozioni. La percezione comune è che chi è troppo “bravo” o “preciso” nell’eseguire un passaggio tecnico, finisca per perdere il contatto con l’emotività e con il cuore della musica. Ma, come vedremo, questa visione è un fraintendimento.

La tecnica non è nemica dell’emozione

Un musicista che ha una solida preparazione tecnica è, al contrario, in grado di esprimere emozioni in maniera più consapevole. La tecnica è il mezzo che permette di raggiungere il massimo potenziale espressivo. Tornando all’analogia con la lingua, è come se uno scrittore avesse un vocabolario ampio e preciso. Con una gamma così vasta di parole, uno scrittore può costruire frasi che non solo trasmettono il significato, ma suscitano anche emozioni, immagini e riflessioni. Lo stesso vale per un musicista: più conoscenza e competenza tecnica ha, più possibilità ha di esprimere la sua personalità musicale.

Quando un batterista, ad esempio, esegue un groove, non è solo questione di “colpire” i tamburi nel modo giusto. Richiede abilità e consapevolezza, il giusto dosaggio tra precisione e sensazione, tra rigidità e fluidezza. La capacità di fare un groove semplice ma potente, “massiccio” e scarno di abbellimenti, richiede un controllo tecnico che non è inferiore alla capacità di eseguire un passaggio virtuosistico. La differenza sta nella sensibilità con cui si utilizza quella tecnica, che può essere altrettanto emozionante in un contesto minimale.

Emozionarsi dipende da ciò che ci aspettiamo dalla performance

Il nostro grado di emozione dipende molto da ciò che ci aspettiamo da una performance. Se amiamo le imprese virtuose e i passaggi tecnici spettacolari, allora è facile che restiamo colpiti da chi esegue queste “imprese”. Ma se preferiamo un groove ripetitivo e ipnotico, anche quella esecuzione, pur meno “tecnica”, può toccarci profondamente. È una questione di gusti, di aspettative, di sensibilità individuale, ma non di una pregiudiziale svalutazione della tecnica.

Tuttavia, l’errore che spesso viene fatto è pensare che la “tecnica” in sé sia un problema. Un musicista che si dedica alla tecnica, se la pratica con consapevolezza, non è più o meno emozionante di uno che predilige un approccio più “istintivo”. Il cuore della questione sta nel contesto: il vero errore non è la tecnica in sé, ma l’uso che se ne fa fuori dal suo contesto stilistico o espressivo. A volte può esserci un “sbaglio” o un’uscita dal linguaggio musicale di un determinato stile, ma non è la tecnica in sé a causarlo.

Il “freddo” spesso deriva da un malinteso

Molto spesso, dietro queste opinioni, si nascondono argomentazioni che sembrano più il frutto di una frustrazione o di una svogliatezza da parte di musicisti che non vogliono affrontare la fatica dello studio. Non è raro sentire dire da chi non si è impegnato a fondo nello studio della tecnica che “la tecnica non serve”, o che “ti rende freddo”. Queste affermazioni, a mio avviso, sono più una scusa per non affrontare la propria carenza di preparazione. Essere tecnicamente preparati non solo non fa di noi dei musicisti “freddi”, ma ci consente di essere più “caldi”, più espressivi, più capaci di “sentire” e “trasmettere” la musica.

Talento e studio: una combinazione fondamentale

C’è anche un aspetto importante che riguarda il talento naturale e lo studio. Senza una solida base tecnica, anche il musicista più talentuoso rischia di restare mediocre. Prendiamo ad esempio i “prodigi”. Questi ragazzi spesso brillano nei primi anni grazie a un talento naturale, ma senza un adeguato studio, la loro carriera può rapidamente appiattirsi. Il talento è solo una parte del percorso. Lo studio è ciò che permette di trasformare il talento in qualcosa di duraturo e significativo. È attraverso lo studio che il musicista diventa in grado di scegliere, con consapevolezza, quando e come utilizzare la tecnica in modo emotivo ed espressivo.

Il paragone con un libro scritto con 100 vocaboli limitati è chiaro: uno scrittore che ha solo 100 parole nel suo vocabolario avrà sicuramente una capacità espressiva limitata. Allo stesso modo, un musicista che non ha una solida base tecnica avrà una gamma espressiva ridotta.

Conclusioni: tecnica e musica sono indissolubili

In definitiva, la tecnica non è mai un ostacolo per l’emozione, ma un amplificatore. Solo attraverso un approfondito studio tecnico possiamo liberarci dalle limitazioni del nostro strumento e della nostra espressione. L’idea che la tecnica produca un musicista “freddo” è un mito che, come insegnanti, dobbiamo abbattere. La musica è emozione, ma è anche disciplina, studio, e consapevolezza. Ogni musicista che si dedica al suo strumento, che pratica e studia, ha la possibilità di raggiungere una connessione profonda con la musica, a prescindere dalla difficoltà dei passaggi che affronta.

Quindi, quando sentiamo parlare di un musicista “troppo tecnico”, ricordiamoci che la tecnica non è mai fine a sé stessa: è un mezzo per arrivare più lontano, per emozionare, per toccare l’anima di chi ascolta. E questo è, alla fine, l’obiettivo di ogni musicista.

In definitiva, la tecnica e l’emozione non sono mai in contrapposizione, ma due facce della stessa medaglia. Qual è la tua esperienza? Ti è mai capitato di pensare che un musicista tecnico fosse “freddo”? Ti invito a lasciare un commento e condividere il tuo punto di vista: il confronto è il primo passo per crescere come musicisti e appassionati di musica.

Leonardo D’Angelo