Crescita e Condivisione in una Scuola di Quartiere

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Negli ultimi mesi ho osservato un fenomeno spontaneo e sorprendente all’interno della mia scuola di batteria: alcuni allievi hanno cominciato, quasi per gioco, a invitare amici e compagni a condividere la lezione. Prima in due, poi in tre,  sempre più affiatati, questa consuetudine si è radicata senza che fossi io a proporla. Eppure, i risultati sono stati così evidenti da meritare una riflessione più profonda.

Il confronto tra pari ha innescato un circolo virtuoso: ho visto ragazzi più pigri diventare improvvisamente più attivi, motivati da ciò che accadeva intorno a loro. Chi era più indietro ha cominciato a imparare più velocemente, stimolato dall’esempio dei compagni. Ma l’aspetto più sorprendente è stato vedere i più bravi mettersi a spiegare, con parole loro, i concetti che avevano appreso da me. Un gesto naturale, non imposto, ma di grande valore pedagogico: perché quando si insegna qualcosa a qualcuno, la si comprende davvero fino in fondo.

Questo tipo di dinamica sociale e collaborativa trova pieno riscontro nelle teorie educative di Lev Vygotskij, che ha sottolineato l’importanza dell’interazione tra pari nello sviluppo cognitivo. Secondo la sua teoria della zona di sviluppo prossimale, l’apprendimento si potenzia quando un bambino lavora a stretto contatto con coetanei o adulti leggermente più competenti. È proprio in questo spazio di confronto che il potenziale di ciascuno trova l’ambiente ideale per emergere e crescere.

Ma c’è un altro aspetto che merita attenzione. La mia scuola di batteria, fatta eccezione per alcuni allievi adulti che arrivano anche da luoghi molto lontani, si alimenta soprattutto della frequentazione dei ragazzi del quartiere. Alcuni di loro si conoscevano già prima, ma molti altri si sono incontrati per la prima volta proprio grazie alle lezioni di batteria. Ed è nato qualcosa che va oltre la musica: un legame, una rete di relazioni, un senso di appartenenza.

Questa esperienza mi ha fatto riflettere sul valore profondo dei luoghi di aggregazione come il nostro. Spazi che all’apparenza possono sembrare dedicati solo allo svago, alla passione per uno strumento o al tempo libero, diventano in realtà piccoli laboratori di crescita personale, culturale e relazionale. Qui i ragazzi non solo imparano a suonare, ma anche a collaborare, ad ascoltarsi, a rispettarsi, a condividere successi e difficoltà. È in questi contesti che nascono amicizie autentiche, si sviluppano competenze sociali e si costruisce una comunità.

Proprio da queste osservazioni nasce l’idea di proporre un corso intensivo pensato espressamente come momento di confronto e di crescita condivisa. Durante questo percorso ci saranno attività di gruppo, esercizi ritmici collettivi, performance a più mani e spazi di discussione musicale tra pari. Ma non mancheranno anche momenti di feedback individuale e occasioni di autovalutazione personale, per garantire che ciascun allievo possa consolidare ciò che ha appreso in base al proprio livello e ai propri obiettivi.

Insegnare musica non significa solo trasmettere tecnica e repertorio, ma creare un ambiente fertile dove ogni allievo possa crescere come musicista e come persona. E, come mi hanno insegnato i miei stessi studenti, a volte questo avviene proprio quando si impara insieme.

Leonardo D’Angelo