Perché la lettura musicale è fondamentale per ogni musicista

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Il dibattito sulla necessità di saper leggere la musica è un argomento che spesso emerge quando si parla di grandi artisti del passato e del presente. Frasi come “X non sapeva leggere la musica, eppure era un genio” sono frequenti, specialmente nel mondo del pop, del jazz, del blues e del rock. Indubbiamente, la capacità di creare musica straordinaria senza una formazione accademica dimostra il potere dell’orecchio musicale, dell’istinto e della creatività. Tuttavia, questo non significa che la lettura musicale sia superflua o che non abbia un valore determinante anche oggi.

Con l’avvento della registrazione audio, la scrittura musicale ha perso parte della sua funzione originale: quella di tramandare, memorizzare e appuntare idee musicali. Oggi possiamo facilmente registrare una melodia o un’idea ritmica con uno smartphone, senza bisogno di trascriverla. Tuttavia, la lettura della musica resta una competenza fondamentale per diversi motivi.

Un esempio celebre che dimostra come la scrittura musicale non sia alternativa alla memoria e all’orecchio, ma complementare, è l’episodio di Wolfgang Amadeus Mozart a Roma nel 1770. Durante un viaggio nella capitale, il giovane Mozart ascoltò il Miserere di Gregorio Allegri nella Cappella Sistina, un brano la cui partitura era tenuta segreta dal Vaticano. Dopo un solo ascolto, riuscì a trascriverlo interamente a memoria, dimostrando il suo straordinario talento uditivo. Questo episodio dimostra quanto la memoria e l’orecchio possano essere potenti strumenti, ma anche che la scrittura musicale resta essenziale per conservare e diffondere la musica. Senza la trascrizione di Mozart, quel capolavoro sarebbe rimasto inaccessibile a molti.

In ambito professionale, la capacità di leggere la musica è essenziale. Un musicista che deve eseguire centinaia di brani, spesso complessi, non può affidarsi esclusivamente alla memoria o all’ascolto. Pensiamo a un orchestrale o a un turnista in una band: la loro rapidità di apprendimento e la capacità di leggere a prima vista sono determinanti per il loro lavoro. Anche nel jazz, dove l’improvvisazione è un elemento cardine, la conoscenza della lettura aiuta nell’interpretazione di lead sheet e arrangiamenti complessi.

Anche nello studio, saper leggere la musica permette una maggiore autonomia. Senza questa competenza, uno studente dipenderebbe da video, registrazioni o dall’insegnante per apprendere nuovi brani ed esercizi. La lettura musicale apre le porte a una vastissima letteratura di metodi, partiture e testi didattici, offrendo a chi studia la possibilità di accedere a un patrimonio musicale immenso senza intermediari. Questo non significa che il maestro non sia centrale nella formazione, ma che la lettura rende il percorso di apprendimento più efficace e indipendente.

In definitiva, la lettura musicale rimane una competenza chiave per qualsiasi musicista, indipendentemente dallo stile o dal genere musicale. Non sostituisce la creatività o l’orecchio, ma li potenzia, offrendo strumenti in più per comprendere, studiare ed eseguire la musica in modo più consapevole e professionale. Per questo motivo, nella mia scuola poniamo grande attenzione non solo alle doti interpretative e musicali, ma anche alla lettura come elemento essenziale della formazione. Attraverso metodi innovativi che vanno direttamente dalla percezione alla notazione, come il metodo Percustra ha insegnato, sviluppiamo questa competenza nel mio laboratorio Percussonica. Qui, lavoriamo per rendere la lettura un’esperienza naturale e immediata, sfruttando il legame tra il gesto e il suono, facilitando così l’apprendimento della notazione in modo intuitivo e progressivo. Questo approccio non solo stimola la comprensione della scrittura musicale, ma rende anche lo studio più coinvolgente e accessibile a tutti.